RINO Antonio Baron

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Che lo sport sia nel sangue di Rino Baron lo si capisce subito. Lo spirito combattivo e l'ardore nella lotta, acuito dalle difficoltà e dalle sfide, anche quelle impossibili, lo hanno permeato fin dai suoi più giovani anni: ultimo di dieci fratelli, il più piccolo dunque, è partito subito dovendo inseguire, raggiungere, farsi strada, trovarsi spazi e lottare. Per di più, quando gli sembrava d'aver trovato una dimensione, un ruolo e degli obiettivi, essendo un lanciato corridore, sia pure ancor diciassettenne, ha dovuto ripartire da zero, da un terribile incidente stradale che lì per lì poteva apparire anche come il capolinea della sua vita. Invece la forza, la tenacia e il destino hanno voluto diversamente, e Rino è ripartito dopo una lunga riabilitazione fisica, che gli ha dato lo spunto per cambiare rotta e per interessarsi al corpo umano e alle sue potenzialità di recupero. Seguito pazientemente dal professor Bonaga, Rino Baron ha lavorato su se stesso fino a riuscire a tornare in bicicletta, dopo un anno e mezzo, non con il solo obiettivo di tornare in gruppo, ma con quello di sentirsi nuovamente forte, pieno di energie e di aspettative di vittoria come lo era due anni prima. Obbiettivo centrato, riuscendo ad imporsi, con la maglia della Coin di Mestre, in più occasioni ed anche a conquistare un titolo di campione provinciale.
Come corridore ha iniziato la sua attività nelle file della uc Giorgione, poi, alla ripresa dell'attività dopo l'incidente ha corso nella Vegè Mestre, nuovamente nella uc Giorgione e quindi nella Coin Mestre. L'impegno per gli studi scolastici ha tuttavia alla fine prevalso sulla voglia di farsi largo nello sport agonistico, ma altri obiettivi in ambito sportivo erano pronti per lui, sotto diverse forme. Altri, come era accaduto a lui, potevano aver bisogno delle esperienze maturate e così iniziò la sua attività di massaggiatore. Tra i primi incarichi importanti l'assistenza alla squadra delle Fiamme Oro ai campionati italiani su ghiaccio (con Ivano Bamberghi campione italiano).

Nel ciclismo, quello con la nazionale italiana dilettanti al Giro della Jugoslavia, con il campione italiano Bruno Vicino. Poi le prime squadre di dilettanti e professionisti: la Filcas con Claudio Bortolotto, Simone Fraccaro e Silvano Rosolen; la Jollyceramica (1975) dei vari Bertoglio, Battaglin, John Nicholson, australiano campione del mondo su pista, e del norvegese Knut Knudsen. A seguire, tanti altri campioni hanno beneficiato della forza ed esperienza delle sue mani e della sua capacità di "comprendere" la psicologia e i problemi fisici eventualmente in atto su un atleta: l'iridato Marino Basso, Davide Boifava, Italo Zilioli, Claudio Corti, Pietro e Vittorio Algeri, Giuseppe Martinelli, Roberto Visentini, Francesco Moser, Moreno Argentin e tanti altri. Nel 1981 è stato il massaggiatore ufficiale della nazionale italiana. Fra i campioni stranieri che Rino Baron ha seguito il due volte campione del mondo Freddy Maertens.

Ha seguito come massofisioterapista ufficiale la plurititolata nazionale americana di pattinaggio corsa, ai mondiali di Padova. Anche il mondo del calcio si è rivolto a lui per la sua sapiente preparazione: quando il giocatore Fabrizio De Poli dovette tentare la via della guarigione da un grave incidente stradale, Rino Baron lo riportò dopo sei mesi in campo, a disposizione della sua squadra, il calcio Padova. E qui nacque il suo rapporto con i colori biancoscudati, richiesto dall'allenatore Caciagli per un Padova che stava tentando la risalita in serie B, sfida premiata da successo l'anno seguente sotto la guida in panchina di Bruno Giorgi. L'incontro con lo sponsor Bata avviene in questa occasione: l'azienda calzaturiera è primo nome sulle maglie del Calcio Padova. Ma una svolta avviene nel 1985, quando la Compar Bata Italia con l'allora presidente Pino Martini, decide di aprire al ciclismo, appoggiando l'iniziativa che Baron aveva avviato con il varo di una propria formazione di dilettanti, la Fwr Baron Valigeria Roncato.

Nello spirito che gli è proprio, Rino Baron lanciò la squadra in gruppo volendo gratificare con il suo nome sulle maglie ufficiali di gara, un giovane campione del quale aveva una enorme stima: Moreno Argentin. "Omaggio" immediatamente ripagato dal campione di San Donà arrivando proprio in quell'anno sul podio mondiale, al Montello.

Per vent'anni di seguito Baron si è dedicato al calcio professionistico (sedici anni al Padova e quattro al Treviso), potendo mantenere la squadra ciclistica grazie alla collaborazione di validi direttori sportivi e tecnici accompagnatori, oltre ad importanti sponsor che hanno sostenuto la squadra e sposato i suoi obiettivi nel principio esclusivo e garantito di uno "sport pulito".

Nel 2012 ha ideato e presentato un sua nuova iniziativa, il "PROGETTO GIOVANI" della società ciclistica di famiglia, la Fwr Baron ciclismo. Dalla stagione agonistica 2013 il progetto ha preso corpo materialmente e si è realizzato come spinta per incentivare e gratificare l'entusiasmo dei giovani corridori della categoria juniores mediante una speciale classifica annuale, aperta a tutti gli atleti italiani, con punteggi assegnati nelle gare di carattere nazionale e internazionale organizzate sul suolo italiano e all'estero, queste ultime nel caso di partecipazioni con selezioni ufficiali del settore tecnico nazionale. 

E' stato presidente dell'associazione dei Direttori sportivi, si è sempre battuto per la trasparenza, organizzando convegni sugli scottanti ed anche scomodi temi del doping, istituendo un "protocollo" assolutamente nuovo e unico per gli atleti della sua squadra, la "Tessera a tutela della salute - passaporto biologico" che grazie alla collaborazione di importanti docenti dell'Università di Padova e medici specialisti ha garantito fin dal 2001 l'attività agonistica, pulita e "sicura" della fwr Baron Bata ciclismo. Nel 2002 la tessera è stata presentata ufficialmente nel corso del convegno "Doping: cultura da cambiare per il bene dello sport" ed ha "mosso le acque" in un ambiente che faticava a trovare le energie giuste per farlo.

A surrogare la validità di questi principi e di questi metodi, da sempre applicati, giunge nel 2000 la più grande delle soddisfazioni, la piena riuscita di una importante e difficile sfida ai massimi livelli agonistici che Rino Baron ha pianificato fin dal 1999 coinvolgendo l'atleta altoatesina Antonella Bellutti e proiettandola verso il suo fantastico successo Olimpico sulla pista del velodromo di Sidney 2000, nella corsa a punti.
Nel corso della sua pluriennale attività nello sport, Rino Baron ha ricevuto importanti riconoscimenti: Premio Stella d'Italia, Premio La Rotonda di Badoere, Premio Città di Abano, Premio Lo Sportivo Padovano, Premio del Cenacolo di Padova, Premio Università di Padova per l'idea e la realizzazione della Tessera a tutela della salute degli atleti (Passaporto Biologico).
Nel marzo 2018 l'ulteriore segno di stima per quanto lui ha fatto per il mondo dello sport, e non solo del ciclismo, viene dall'Università degli Studi di Padova, attraverso un incontro di studio nella illustre cornice dell'archivio antico del Palazzo del Bo a Padova, specificamente organizzato per consegnargli il riconoscimento da parte della Scuola di Medicina e Chirurgia, il cui presidente, professor Mario Plebani, insieme al sindaco di Padova, Sergio Giordani, gli hanno consegnato una targa alla presenza tra gli altri dei campioni Gilberto Simoni e Giuseppe Galderisi.

 

"Nessuna vittoria ha più valore della lealtà e dell'onore"

 

 

 2018: consegna del riconoscimento da parte della Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università di Padova

 

 

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